Il Counseling filosofico è un tipo di approccio alla persona o al cliente fondato sulla comunicazione empatica e rivolto alla promozione del benessere attraverso il miglioramento della conoscenza di sé e della consapevolezza del significato della propria vita.
Esso non è, quindi, una professione o una forma di specializzazione professionale che opera in ambito psicologico, perché il suo fondamento teorico è dato dai principi e dai contenuti delle scienze filosofiche e umane in genere, con esclusione di ogni attività rivolta alla formulazione di diagnosi o alla terapia.
Questo fondamento filosofico si riferisce alla conoscenza ed elaborazione personale della riflessione filosofica sul significato dell‘esistenza, sui valori, sui principi morali universali e su quelli specifici che ogni individuo costruisce ed interiorizza nel corso della propria vita.
Valori, principi e significati hanno, nel counseling filosofico, una connotazione precisa: quella positiva. La filosofia positiva cui il counselor fa riferimento, nella sua vita personale e nella sua relazione col cliente, non è una riflessione fine a se stessa e neppure rivolta alla cura di disturbi, malessere o disagio. Essa intende invece impostare concretamente l‘esistenza quotidiana di ciascuno secondo criteri e principi che aiutino a realizzare un programma costruttivo di realizzazione di obiettivi.
Il Counselor Filosofico aiuta la persona a fare chiarezza su tutto ciò che riguarda gli aspetti e le risorse positive dell‘individuo, le quali, identificate e sviluppate, possano produrre lo scopo ultimo del counseling, ossia la realizzazione di sé.
Il counseling filosofico, quindi, non si pone obiettivi specifici né di cura né di risoluzione di problemi contingenti, ma cerca di inquadrare il significato globale della vita di ogni singolo individuo all‘interno di un contesto più ampio, in senso olistico, utile per dare senso e scopo all‘esistenza.
L‘insegnamento e l‘illustrazione di principi, costrutti e concetti tipicamente oggetto di studio delle scienze mediche, psicologiche e biologiche all‘interno delle lezioni della scuola, quindi, è semplicemente funzionale alla costruzione di basi più solide per elaborare un programma di filosofia pratica di vita, ricco di significato, con assoluta esclusione di ogni finalità diagnostica e terapeutica.
L’idea rivoluzionaria che il counseling filosofico sta diffondendo in un mondo ancora dominato da una visione biomedica della vita, intesa come susseguirsi di malattie e sofferenze da combattere restituendo male al male, è proprio quella di adottare un atteggiamento e una visione della vita il più possibile positiva, sempre desiderosa di fare tesoro delle esperienze vissute e di apprendere in ogni occasione.
Nel corso delle lezioni si dimostra, sulla base di precise evidenze scientifiche, che questa idea, applicata alla pratica quotidiana nella riflessione e nell’azione filosofica positiva, è in grado da sola di produrre un miglioramento generale delle condizioni di salute a livello psicosomatico, rafforzando il sistema immunitario, favorendo una vita attiva e ricca di stimoli, tenendo allenati e vitali il corpo e la mente e arricchendo l’esistenza di ciascuno di significati che la rendono degna di essere vissuta, per sè e per gli altri.
La domanda "cosa c'è di sbagliato nelle persone" ha guidato il pensiero di molti ricercatori e ha dominato innumerevoli studi scientifici nel corso del 20° secolo. Anzi, si potrebbe affermare che questa domanda è stata posta, e ad essa si è cercato di dare una risposta, da quando l’essere umano può definirsi dotato di risorse cognitive di ordine superiore.
Nei nostri tentativi di rispondere alla domanda, abbiamo acquisito maggiore comprensione di molte malattie e abbiamo sviluppato trattamenti efficaci per una vasta gamma di problemi.
Tuttavia, come conseguenza inevitabile della nostra attenzione agli aspetti negativi del benessere e della salute, come angoscia e malattia, abbiamo sviluppato un'attenzione quasi esclusiva alla patologia.
Riteniamo che la scienza si sia concentrata in modo sproporzionato sulla patologia e sulla lotta contro di essa, dedicando relativamente poca attenzione ai fattori che "rendono la vita degna di essere vissuta".
Mentre il 21 ° secolo cerca di lasciarsi alle spalle idee e mentalità che appaiono sempre meno sostenibili, stiamo iniziando a porci una domanda diversa: "Che cosa è giusto, è buono, è bello per le persone?"
Questa domanda è al centro della filosofia positiva, che è l'approccio scientifico e applicato per scoprire i punti di forza delle persone e promuovere il loro “funzionamento” positivo.
Si vuole sgombrare subito il campo, a questo punto, da ogni possibile equivoco o malinteso circa il significato del termine “filosofia” applicato al benessere. Da parte di molti di coloro che della filosofia hanno soltanto alcuni ricordi scolastici o che non la conoscono neppure, si sostiene che mentre il benessere è un concetto che trova una sua concretezza nella vita reale delle persone, la filosofia resta una sorta di esercizio mentale totalmente estraneo alla pratica e alla vita quotidiana.
Non è così, naturalmente, così come non è possibile concepire la fisica teorica come un campo di indagine scientifica separato dalla sua applicazione pratica. Forse, il modo migliore per chiarire come la filosofia positiva sia intrinsecamente legata alle altre scienze del benessere, ossia alla sua applicazione alla vita quotidiana di ogni individuo, viene da Pierre Hadot (1922–2010), filosofo e scrittore francese: “ La riflessione filosofica è motivata e diretta dalla scelta di un modo di vita. “Teoretico” non si oppone a “pratico”.
Il “teoretico“ esige una filosofia praticata, vissuta, attiva, apportatrice di felicità”.
Negli ultimi anni il numero di studi scientifici sul funzionamento della mente orientati alla ricerca del bene anziché di malattie, deficit e malfunzionamenti è aumentato enormemente. Inoltre, sono stati sviluppati innumerevoli interventi per aumentare il benessere delle persone ad opera della psicologia positiva, quella branca delle scienze psicologiche che sperimenta e applica all’ambito clinico gli insegnamenti e gli orientamenti della moderna filosofia del benessere. Il counseling filosofico, su queste stesse basi filosofiche, si occupa invece di promuovere, al di fuori dell’ambito clinico, il benessere come filosofia pratica di vita.
La formazione teorica del consulente filosofico si fonda oggi sull’opera, lo studio e le ricerche svolte da filosofi, scienziati, psicologi, sociologi e intellettuali che in questo inizio di Terzo Millennio hanno saputo diffondere l’idea di una filosofia pratica del benessere, orientata a una visione positiva della vita. Tra essi, accanto ai riferimenti agli autori della storia della filosofia antica e moderna, è illustrato approfonditamente il pensiero e la riflessione filosofica di:
Si è occupato di vari temi di ricerca, quali la mirmecologia (la branca dell'entomologia che studia le formiche), la biodiversità e la sua distribuzione, attraverso la formulazione della teoria della biogeografia insulare. Wilson è il fondatore della sociobiologia, intesa come lo studio sistematico dell'evoluzione biologica del comportamento sociale ed ha diffuso il fondamentale concetto di consilienza, inteso come l’abilità di rilevare le connessioni tra i fenomeni, in un’ottica olistica.
Intuì che il comportamento, sia degli animali che degli uomini, era il prodotto dell'interazione tra l'ereditarietà genetica e gli stimoli ambientali.
Uno degli obiettivi primari dello studioso è stato quello di fondare un campo di indagine a metà strada tra le scienze della natura e le discipline sociali.
Definì la natura umana come un insieme di regole epigenetiche, un modello genetico dello sviluppo mentale e sostiene che la credenza in Dio, o i rituali delle religioni, siano il prodotto dell'evoluzione. Per questo motivo la scienza, secondo Wilson, deve collaborare con la religione, e stabilire un accordo con essa.
Si è occupato di vari temi di ricerca, quali la mirmecologia (la branca dell'entomologia che studia le formiche), la biodiversità e la sua distribuzione, attraverso la teoria della biogeografia insulare. Wilson è il fondatore della sociobiologia, intesa come lo studio sistematico dell'evoluzione biologica del comportamento sociale ed ha diffuso il fondamentale concetto di consilienza, inteso come l’abilità di rilevare le connessioni tra i fenomeni, in un’ottica che si può considerare olistica.
Intuì che il comportamento, sia degli animali che degli uomini, era il prodotto dell'interazione tra l'ereditarietà genetica e gli stimoli ambientali.
Uno degli obiettivi primari dello studioso è stato quello di fondare un campo di indagine a metà strada tra le scienze della natura e le discipline sociali.
Definì la natura umana come un insieme di regole epigenetiche, un modello genetico dello sviluppo mentale e sostiene che la credenza in Dio, o i rituali delle religioni, siano il prodotto dell'evoluzione. Per questo motivo la scienza, secondo Wilson, deve collaborare con la religione, e stabilire un accordo con essa.
Filosofo, logico e psicologo statunitense le cui ricerche si incentrano sulla filosofia della mente, la filosofia della scienza e la filosofia della biologia, in particolare nei campi relativi alla biologia evolutiva e alle scienze cognitive.
Secondo Dennett la qualità dell'essere coscienti deriva unicamente da un certo tipo di organizzazione funzionale, e non dal fatto che si abbia a che fare con un cervello organico piuttosto che con un cervello costituito da un calcolatore elettronico. Egli non trova una differenza sostanziale tra le due realizzazioni, essendo le loro attitudini legate all'insieme dei processi fisici che si svolgono in esse e non al materiale con cui sono costruiti. Non c'è altro da considerare, poiché le esperienze coscienti si identificano totalmente con gli eventi portatori di informazione al loro interno.
Filosofo, logico e psicologo statunitense le cui ricerche si incentrano sulla filosofia della mente, la filosofia della scienza e la filosofia della biologia, in particolare nei campi relativi alla biologia evolutiva e alle scienze cognitive.
Secondo Dennett la qualità dell'essere coscienti deriva unicamente da un certo tipo di organizzazione funzionale, e non dal fatto che si abbia a che fare con un cervello organico piuttosto che con un cervello costituito da un calcolatore elettronico. Egli non trova una differenza sostanziale tra le due realizzazioni, essendo le loro attitudini legate all'insieme dei processi fisici che si svolgono in esse e non al materiale con cui sono costruiti. Non c'è altro da considerare, poiché le esperienze coscienti si identificano totalmente con gli eventi portatori di informazione al loro interno.
Etologo, biologo, divulgatore scientifico, saggista e attivista britannico, considerato uno dei maggiori esponenti dell'epoca contemporanea della corrente del neodarwinismo nonché del "nuovo ateismo”.
L'idea che il gene agisca in ogni modo possibile al fine della propria sopravvivenza, conducendo gli esseri viventi e quindi l'uomo a divenire un "veicolo", o meglio «macchine da sopravvivenza, robot semoventi programmati ciecamente per conservare quelle molecole egoiste note col nome di geni», porta Dawkins alla conclusione di carattere etico-esistenziale secondo cui «sia l'egoismo che l'altruismo si spiegano attraverso la legge fondamentale (...) del gene egoista». Nonostante quest'affermazione, egli evidenzia come il suo intento non sia quello di far propaganda a una moralità basata unicamente sulla legge del gene, ma offrire oltre ad una chiave di lettura dell'evoluzionismo, una del mondo e dell'uomo, conscio che la «filosofia e le materie così dette "umanistiche" vengono ancora insegnate come se Darwin non fosse mai esistito...»
Etologo, biologo, divulgatore scientifico, saggista e attivista britannico, considerato uno dei maggiori esponenti dell'epoca contemporanea della corrente del neodarwinismo nonché del "nuovo ateismo”.
L'idea che il gene agisca in ogni modo possibile al fine della propria sopravvivenza, conducendo gli esseri viventi e quindi l'uomo a divenire un "veicolo", o meglio «macchine da sopravvivenza, robot semoventi programmati ciecamente per conservare quelle molecole egoiste note col nome di geni», porta Dawkins alla conclusione di carattere etico-esistenziale secondo cui «sia l'egoismo che l'altruismo si spiegano attraverso la legge fondamentale (...) del gene egoista». Nonostante quest'affermazione, egli evidenzia come il suo intento non sia quello di far propaganda a una moralità basata unicamente sulla legge del gene, ma offrire oltre ad una chiave di lettura dell'evoluzionismo, una del mondo e dell'uomo, conscio che la «filosofia e le materie così dette "umanistiche" vengono ancora insegnate come se Darwin non fosse mai esistito...»
Psicologo, medico e psicoanalista britannico ha elaborato la teoria dell'attaccamento, interessandosi in particolare agli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all'interno della famiglia.
Uno degli aspetti più importanti della teoria è il riconoscimento della "componente biologica del legame di attaccamento". Il comportamento di attaccamento ha infatti come funzione quella di garantire la vicinanza e la "protezione" della figura di attaccamento. Tali legami svolgono quindi una funzione fondamentale per la sopravvivenza dell'individuo.
La qualità dell'esperienza definisce la sicurezza d'attaccamento in base alla sensibilità e disponibilità del caregiver (madre) e quindi la formazione di modelli operativi interni (MOI), che andranno a definire i comportamenti relazionali futuri. Con la crescita, l'attaccamento iniziale che si viene a formare tramite la relazione materna primaria o con un "caregiver di riferimento", si modifica e si estende ad altre figure, sia interne che esterne alla famiglia, fino a ridursi notevolmente: nell'adolescenza e nella fase adulta il soggetto avrà infatti maturato la capacità di separarsi dal caregiver primario, e di legarsi a nuove figure di attaccamento.
Psicologo, medico e psicoanalista britannico ha elaborato la teoria dell'attaccamento, interessandosi in particolare agli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all'interno della famiglia.
Uno degli aspetti più importanti della teoria è il riconoscimento della "componente biologica del legame di attaccamento". Il comportamento di attaccamento ha infatti come funzione quella di garantire la vicinanza e la "protezione" della figura di attaccamento. Tali legami svolgono quindi una funzione fondamentale per la sopravvivenza dell'individuo.
La qualità dell'esperienza definisce la sicurezza d'attaccamento in base alla sensibilità e disponibilità del caregiver (madre) e quindi la formazione di modelli operativi interni (MOI), che andranno a definire i comportamenti relazionali futuri. Con la crescita, l'attaccamento iniziale che si viene a formare tramite la relazione materna primaria o con un "caregiver di riferimento", si modifica e si estende ad altre figure, sia interne che esterne alla famiglia, fino a ridursi notevolmente: nell'adolescenza e nella fase adulta il soggetto avrà infatti maturato la capacità di separarsi dal caregiver primario, e di legarsi a nuove figure di attaccamento.
È stato uno psicologo statunitense altamente influente nell'ambito del Comportamentismo.
Fondò la tradizione di ricerca psicologica dell'"analisi sperimentale del comportamento", in cui definì e articolò metodologicamente la frequenza di presentazione dei comportamenti manifesti come variabile dipendente nella ricerca psicologica, sviluppando così i contributi teorici e sperimentali precedenti del Comportamentismo classico di John Watson con particolare attenzione al "Condizionamento Operante".
Nel corso degli anni sviluppò il proprio punto di vista in relazione alla filosofia della scienza, noto come comportamentismo radicale, centrato sul ruolo fondamentale dell’ambiente sul comportamento umano. E’ a questo straordinario personaggio che si deve la base teorica non solo del comportamentismo, ma di una visione della vita nella quale è possibile fare in modo di promuovere il benessere rinunciando consapevolmente a certe libertà e adottando accorgimenti che dall’esterno influiscano sul comportamento.
In un sondaggio del 2002 Skinner è stato giudicato il più influente psicologo del ventesimo secolo.
Skinner è stato uno psicologo statunitense altamente influente nell'ambito del Comportamentismo.
Fondò la tradizione di ricerca psicologica dell'"analisi sperimentale del comportamento", in cui definì e articolò metodologicamente la frequenza di presentazione dei comportamenti manifesti come variabile dipendente nella ricerca psicologica, sviluppando così i contributi teorici e sperimentali precedenti del Comportamentismo classico di John Watson con particolare attenzione al "Condizionamento Operante".
Nel corso degli anni sviluppò il proprio punto di vista in relazione alla filosofia della scienza, noto come comportamentismo radicale, centrato sul ruolo fondamentale dell’ambiente sul comportamento umano. E’ a questo straordinario personaggio che si deve la base teorica non solo del comportamentismo, ma di una visione della vita nella quale è possibile fare in modo di promuovere il benessere rinunciando consapevolmente a certe libertà e adottando accorgimenti che dall’esterno influiscano sul comportamento.
In un sondaggio del 2002 Skinner è stato giudicato il più influente psicologo del ventesimo secolo.
Filosofo ed epistemologo austriaco naturalizzato britannico. Popper è il padre della filosofia della scienza moderna, ma è anche considerato un filosofo politico di statura considerevole, liberale, difensore della democrazia e dell'ideale di libertà e avversario di ogni forma di totalitarismo. Egli è noto per il rifiuto e la critica dell'induzione, la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e non scienza e la difesa della "società aperta”. Egli afferma che le teorie scientifiche sono proposizioni universali, espresse al modo indicativo della certezza, la cui verosimiglianza può essere controllata solo indirettamente a partire dalle loro conseguenze. La conoscenza umana quindi, è di natura congetturale e ipotetica, e trae origine dall'attitudine dell'uomo a risolvere i problemi in cui si imbatte, quando cioè appare una contraddizione tra quanto previsto da una teoria e i fatti osservati.
In tal senso la contraddizione svolge un ruolo fondamentale per il progresso scientifico, che non è stimolato dalla semplice osservazione empirica: gli uomini infatti, e così pure gli animali, non pensano in termini induttivi, come ritenevano erroneamente Bacone e John Stuart Mill, ma partono da modelli mentali speculativi che fanno da guida alle loro esperienze, attraverso un processo continuo di tentativi ed errori.
Filosofo ed epistemologo austriaco naturalizzato britannico. Popper è il padre della filosofia della scienza moderna, ma è anche considerato un filosofo politico di statura considerevole, liberale, difensore della democrazia e dell'ideale di libertà e avversario di ogni forma di totalitarismo. Egli è noto per il rifiuto e la critica dell'induzione, la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e non scienza e la difesa della "società aperta”. Egli afferma che le teorie scientifiche sono proposizioni universali, espresse al modo indicativo della certezza, la cui verosimiglianza può essere controllata solo indirettamente a partire dalle loro conseguenze. La conoscenza umana quindi, è di natura congetturale e ipotetica, e trae origine dall'attitudine dell'uomo a risolvere i problemi in cui si imbatte, quando cioè appare una contraddizione tra quanto previsto da una teoria e i fatti osservati.
In tal senso la contraddizione svolge un ruolo fondamentale per il progresso scientifico, che non è stimolato dalla semplice osservazione empirica: gli uomini infatti, e così pure gli animali, non pensano in termini induttivi, come ritenevano erroneamente Bacone e John Stuart Mill, ma partono da modelli mentali speculativi che fanno da guida alle loro esperienze, attraverso un processo continuo di tentativi ed errori.
Fisico e saggista austriaco. Fisico e teorico dei sistemi, è saggista di fama internazionale. Già nel libro Il Tao della fisica (Adelphi) l'autore critica il modello di scientificità (di derivazione cartesiana) prevalente nel mondo moderno occidentale, in quanto contrassegnato da un'impostazione meccanicistica, quantitativa e riduzionistica, che non corrisponde alla complessità del reale. Il suo successo sarebbe dovuto non alla portata teoretica, bensì ai risvolti pratici, in quanto tale paradigma scientifico avrebbe facilitato e potenziato il predominio dell'uomo sulla natura, così come auspicato da Cartesio, da F. Bacone e da altri “padri” della modernità.
Secondo Capra, vi è un intimo legame tra la gravissima crisi ambientale del nostro tempo e il tipo di cultura anti-ecologica affermatasi in Occidente negli ultimi secoli. Egli teorizza l'avvento di un nuovo paradigma, ricavabile dagli sviluppi della “nuova fisica” (e di altri settori della scienza contemporanea), ma anche dal misticismo orientale (Taoismo in primo luogo) e da varie altre saggezze premoderne orientate ecologicamente. Si tratta di elaborare un nuovo pensiero, caratterizzato in senso olistico, o meglio sistemico: esso viene così denominato perché privilegia il sistema, cioè la rete complessa costituita dalle molteplici interrelazioni, e non le singole unità costitutive (come voleva l'approccio analitico di stampo cartesiano). Seguendo tale orientamento che privilegia la “rete della Vita” (immagine di grande efficacia più volte impiegata da Capra) e le interconnessioni cosmiche, l'Essere umano stesso è visto come parte della Natura (e non in contrapposizione ad essa).
Fisico e saggista austriaco. Fisico e teorico dei sistemi, è saggista di fama internazionale. Già nel libro Il Tao della fisica (Adelphi) l'autore critica il modello di scientificità (di derivazione cartesiana) prevalente nel mondo moderno occidentale, in quanto contrassegnato da un'impostazione meccanicistica, quantitativa e riduzionistica, che non corrisponde alla complessità del reale. Il suo successo sarebbe dovuto non alla portata teoretica, bensì ai risvolti pratici, in quanto tale paradigma scientifico avrebbe facilitato e potenziato il predominio dell'uomo sulla natura, così come auspicato da Cartesio, da F. Bacone e da altri “padri” della modernità.
Secondo Capra, vi è un intimo legame tra la gravissima crisi ambientale del nostro tempo e il tipo di cultura anti-ecologica affermatasi in Occidente negli ultimi secoli. Egli teorizza l'avvento di un nuovo paradigma, ricavabile dagli sviluppi della “nuova fisica” (e di altri settori della scienza contemporanea), ma anche dal misticismo orientale (Taoismo in primo luogo) e da varie altre saggezze premoderne orientate ecologicamente. Si tratta di elaborare un nuovo pensiero, caratterizzato in senso olistico, o meglio sistemico: esso viene così denominato perché privilegia il sistema, cioè la rete complessa costituita dalle molteplici interrelazioni, e non le singole unità costitutive (come voleva l'approccio analitico di stampo cartesiano). Seguendo tale orientamento che privilegia la “rete della Vita” (immagine di grande efficacia più volte impiegata da Capra) e le interconnessioni cosmiche, l'Essere umano stesso è visto come parte della Natura (e non in contrapposizione ad essa).
Economista, sociologo, attivista e saggista statunitense.In oltre venti best-seller pubblicati negli ultimi 40 anni ha dipinto grandi scenari futuristici, arrivando a volte a cogliere temi e argomenti che sarebbero divenuti rilevanti con anni di anticipo. Ha partecipato a un numero incalcolabile di conferenze in giro per il mondo. È ascoltato dalle persone più potenti della Terra, siano essi manager della Silicon Valley, ministri europei o leader cinesi, ma è anche odiato dalla destra conservatrice, che lo accusa di usare l’ambientalismo come scusa per introdurre nuove tasse e aumentare i poteri dello Stato. Ed è detestato da una parte significativa della comunità scientifica, che non gli perdona le sue dure critiche contro le biotecnologie e la genetica, portate avanti spesso con toni e tattiche spregiudicate.
Economista, sociologo, attivista e saggista statunitense.In oltre venti best-seller pubblicati negli ultimi 40 anni ha dipinto grandi scenari futuristici, arrivando a volte a cogliere temi e argomenti che sarebbero divenuti rilevanti con anni di anticipo. Ha partecipato a un numero incalcolabile di conferenze in giro per il mondo. È ascoltato dalle persone più potenti della Terra, siano essi manager della Silicon Valley, ministri europei o leader cinesi, ma è anche odiato dalla destra conservatrice, che lo accusa di usare l’ambientalismo come scusa per introdurre nuove tasse e aumentare i poteri dello Stato. Ed è detestato da una parte significativa della comunità scientifica, che non gli perdona le sue dure critiche contro le biotecnologie e la genetica, portate avanti spesso con toni e tattiche spregiudicate.
Biologo, fisiologo, ornitologo, antropologo, geografo statunitense.
È noto a livello mondiale per il saggio Armi, acciaio e malattie (1997), vincitore del Premio Pulitzer per la saggistica. In tale opera esplora i fattori geografici, culturali, ambientali e tecnologici che portarono alla dominazione della cultura occidentale sul mondo e ipotizza un nuovo tipo di storia basato sulla scienza che può formulare previsioni piuttosto che semplicemente descrivere “un maledetto fatto dopo l’altro”.
Diamond è un fermo oppositore delle argomentazioni scientifiche a sostegno di tesi che giustifichino eventuali divari di ricchezza o di sviluppo sociale tra popolazioni umane in base a presunte differenze intellettive o di attitudine delle stesse.
Biologo, fisiologo, ornitologo, antropologo, geografo statunitense.
È noto a livello mondiale per il saggio Armi, acciaio e malattie (1997), vincitore del Premio Pulitzer per la saggistica. In tale opera esplora i fattori geografici, culturali, ambientali e tecnologici che portarono alla dominazione della cultura occidentale sul mondo e ipotizza un nuovo tipo di storia basato sulla scienza che può formulare previsioni piuttosto che semplicemente descrivere “un maledetto fatto dopo l’altro”.
Diamond è un fermo oppositore delle argomentazioni scientifiche a sostegno di tesi che giustifichino eventuali divari di ricchezza o di sviluppo sociale tra popolazioni umane in base a presunte differenze intellettive o di attitudine delle stesse.